sono solo dei vecchi fogli scritti e abbandonati in un cassetto del mio comodino
sabato 16 aprile 2011
CALCINACCI
E non siamo solo pezzi di carne. E non siamo solo due dannate anime sporche.
Abbatti quel fottuto muro, voglio solo guardare lo spazio che hai dentro e sentire l’odore di vecchio diventare nuovo.
Calcinacci e polvere sul fondo della tua voce vuota, assente, assetata di silenzi. E lasciami tacere finché voglio, lascia che il mio silenzio ti narri le storie che lo intesse, sempre le stesse.
E non siamo solo maledettamente simili. E non siamo poi così distanti.
domenica 3 aprile 2011
martedì 29 marzo 2011
Stupirsi in una stagione come la primavera
E sento il riecheggiare dei miei passi nei cassetti vuoti dei miei pensieri.
E mi stupisco nel sentirmi leggera in una stagione come la primavera.
E credere di vivere o di saper sognare, tanto per me è uguale.
sabato 19 febbraio 2011
Riflessioni da sabato pomeriggio
Mi sveglio (?)
E mi sveglio di colpo. No, di schianto.
Sono passati secoli, almeno 200 anni, da quei favolosi incubi all’alba, alle 5, di una tormentata primavera. Mi sveglio da quella estate sudata e dorata, in cui l’amore puzzava di sesso e paura.
E mi sveglio dal mio secondo autunno pallido. Bianco autunno poco piovoso. Quando non piove non posso morire. Ma io non ho paura di morire.
E mi sveglio dalla mia paura di morire. Avevo dimenticato la mia lista dei “cento modi migliori di morire secondo me”. Mestamente, oggi, penso alla vita.
E mi sveglio ai margini di un inverno stanco e veloce, confuso. Tremante e tremendo come il vuoto che spesso tento di riempire, come il gelo che attanaglia la pelle facendola crepare.
E crepa inverno e crepa primavera! Voglio che arrivi un’estate putrida e marcescente come i resti della pelle morta tra le dita.
E il mio cuore si scioglierà al sole: come l’asfalto fresco, si appiccicherà alla suola delle tue scarpe troppo pesanti.
giovedì 6 gennaio 2011
Il silenzio non basta mai
Le mie orrende mani scorrono rapide sulle lenzuola umide falciando le teste dei pensieri che ti riguardano. Ti guardano. Guardami! Non ho che noia. Ultime tracce, le tracce di una lotta mai iniziata. La notte mi lecca, lecca i bordi di questa vita stanca. La tua assenza si fa densa come schiuma e come schiuma mi avvolge. Pesante. La voglia si condensa tra le cosce di porcellana, ma è solo l’incontro carnale di sue solitudini, lo sai. Siamo due solitudini che si scopano. Il silenzio non basta mai, lamina di acciaio su questa schiena. Gelido e duro il silenzio non placa le immagini che scorrono veloci sugli occhi, sotto le palpebre. E adesso chiamami, mormora il mio nome. Spezza il silenzio e infrangi le mie dita fredde. Fottimi il cervello. Le parole le ho vomitate tutte e ora non ne voglio più. Le parole sono finite, ma il silenzio no, non finisce. Eppure non basta mai. Lo sento che stai giocando le tue carte migliori, ma io non ho strategie. La struttura di un sentimento malato. Sezionami. Torturami. Profanami. Bruciami. Ci vuole coraggio, ci vuole il tuo. Ci vuole cervello, ci vuole il mio. Ci vuole silenzio, il lusso del silenzio. Guardami. E sputa, sputami. Sputa fuori il tuo seme, sputa fuori questo cuore. Sputa.
E adesso finiscimi.
mercoledì 8 dicembre 2010
Care bugie
Mi inganni, come pure mi ingannano queste fottute paure, che mi gelano, paralizzano. Le tue care bugie le ho amate più di ogni altra cosa: come neve alla sera, hanno coperto tutto ammutolendo anche le voci più maligne e acute. Mi inganni, come pure fa l’amore, quel Dio bastardo, figlio di puttana. Mi inganni come mi inganna il tempo che passa silenzioso tra queste ciglia, su questa pelle, tra le mie mani. E mi inganni come fa l’amore che mi riempie o mi svuota, che mi fa piangere o godere, che mi fa dormire o vegliare. Mi inganni come fa il vento, che si infila sinuoso tra le fronde degli alberi a far tremare le foglie lasciandomi credere, illudere, che quello sia il melodioso scrosciare della pioggia.
Mi inganni e io ti adoro per questo, perché riempi i buchi di questa tremante esistenza con le menzogne che mi piacciono di più, quelle che voglio sentirmi dire.