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sabato 22 ottobre 2011

LA CURA

Pulirsi l’anima dai pensieri e dalle tue impronte.

Mi hai lasciato solo puzza di fumo di scarsa qualità, qui dentro. Vorrei trafiggerti il petto per controllarne il contenuto, verificare, con prudenza e con la mia solita curiosità, l’esistenza di un muscolo chiamato cuore, per poi estrarlo e darlo in pasto ai programmi della domenica sulla rete nazionale. Crudele, lo so e lo sai anche tu.

E tu che dici che basta respirarmi per sentirti felice, tu che di notte appoggi sempre una mano su di me, tu che se non mi trovi al tuo fianco inizi a cercami nel buio di questi quattro muri, proprio tu hai bruciato lo spazio e l’aria, hai distrutto tutto.

Mentre mi asciugo i capelli progetto la tua morte, la nostra fine. Una fine tragica e romantica, triste e disperata, esattamente come vorrei fosse questa storia dalla trama breve e senza spessore

sabato 19 febbraio 2011

Mi sveglio (?)

E mi sveglio di colpo. No, di schianto.

Sono passati secoli, almeno 200 anni, da quei favolosi incubi all’alba, alle 5, di una tormentata primavera. Mi sveglio da quella estate sudata e dorata, in cui l’amore puzzava di sesso e paura.

E mi sveglio dal mio secondo autunno pallido. Bianco autunno poco piovoso. Quando non piove non posso morire. Ma io non ho paura di morire.

E mi sveglio dalla mia paura di morire. Avevo dimenticato la mia lista dei “cento modi migliori di morire secondo me”. Mestamente, oggi, penso alla vita.

E mi sveglio ai margini di un inverno stanco e veloce, confuso. Tremante e tremendo come il vuoto che spesso tento di riempire, come il gelo che attanaglia la pelle facendola crepare.

E crepa inverno e crepa primavera! Voglio che arrivi un’estate putrida e marcescente come i resti della pelle morta tra le dita.

E il mio cuore si scioglierà al sole: come l’asfalto fresco, si appiccicherà alla suola delle tue scarpe troppo pesanti.

martedì 2 novembre 2010

Comunisti pessimisti

Tizio: "E cosa vorresti fare da grande?"
Io: "Voglio diventare Ruby"
Tizio: ...
Io: "Lo so, ho 10 anni di più"
Tizio: "E ma sei poco abbronzata!"

giovedì 2 settembre 2010

Questione di pelle

Cristalli di conchiglie, vetro, madreperla e metallo nuotano nell’acqua, depositandosi sul fondo, sopra la sabbia. Luccicano alla luce del sole di agosto, un sole stanco, malato. La mia pelle bianca, pulita, riflette ogni raggio. Sento gli sguardi addosso. Abbasso lo sguardo. La sabbia scorre veloce e viscida tra le mie dita. Si scioglie rapidamente nell’acqua rendendola torbida. C’è puzza di pesce putrido.

Ho voglia di trovare la vita nelle pozzanghere lungo il molo, invece tu ci vedi solo la morte. Schiuma cancerogena e morte. Esagerata. Nuvole di microscopici pesci scuri si nutrono di ciò che resta attaccato sul fondo delle barche attraccate nel porto, incredibili parassiti eleganti e sinuosi.

Vecchi pescatori rinfrescano le rughe tagliate dai raggi solari e dalla salsedine all’ombra di un capanno arrugginito. Scherzano e ridono tra di loro in dialetto. Un manifesto campeggia sulle loro teste bianche, dice ‘Nuoto e inglese a San Benedetto’. Poi penso ai ratti che si nascondono da qualche parte, che ci osservano e che aspettano il momento giusto per uscire allo scoperto.

Il piazzale sembra non finire mai e spero che un po’ di brezza riesca a rinfrescarmi il collo. Ho paura di cadere in acqua, ci penso continuamente, poi lo immagino. Sorrido amaramente vedendomi affogare. Sento il respiro farsi più veloce. Sento la tensione irrigidire i muscoli.

In libreria vago per un po’ prima di decidere che chiedere ciò che cerco renderebbe tutto più semplice. Magari fosse sempre così. Forse non sempre.

Il riflesso sulla vetrina mi mostra un’immagine di me che sembra lontana. Non riconosco il mio volto. Questo involucro che mi contiene non sono io, non mi appartiene. Questa faccia è solo vagamente somigliante alla mia. Sfatta. Mi sento sfatta. Gli occhi sono gli stessi, i vestiti anche benché abbiano un diverso modo di appoggiarsi al mio corpo. La pelle, i nei, le lentiggini sono le stesse. Ma non mi riconosco. Sono sfatta.


Passo la lingua sul dorso della mano per assaggiarmi. Sento l’odore del mare, il suo sapore sciogliersi lento sulla lingua granulosa. Brivido lungo la schiena fino alla nuca, al collo, al seno.

Chiudo gli occhi rifugiandomi nel buio che mi accoglie sotto le palpebre. Odio l’estate. L’estate è la stagione più triste ed oziosa dell’anno. Come sempre aspetto l’autunno per risorgere o per morire.

martedì 17 agosto 2010

Per un cuore di eternit

L’amore è una cagna bastarda che mi lecca i piedi.
Ieri ho urlato a una luna di piombo le parole che non so dirti.
Un branco di falene mi ha succhiato via la luce lasciandomi fosca e opaca.
Senza parole non riesco a capire, senza scrivere mi sembra di appassire.

L’amore è un vile che mi ruba un portamonete sdrucito e vuoto
È un vile a cui avrei la forza di spaccare le ossa.
Se mi assento da me stessa rischio di fare del male
Se ti assenti da me rischi di farti davvero male.

L’amore è una foglia di ortica che bisogna lavare bene
Ma la mia pigrizia è più forte e poi adoro il dolore.
Non pagherei più di 3 euro per un cuore di eternit
Ma pagherei con la vita un’emozione che mi faccia sanguinare.