Imperanti richieste o solo imperativi.
Suonami, come corda d’arpa
La mia schiena si inarca.
Pizzica la mia anima solitaria
Colpiscimi, fendi l’aria.
Suonami.
sono solo dei vecchi fogli scritti e abbandonati in un cassetto del mio comodino
– Sono adorabile quando ti odio, vero?
– Ti preferisco.
– Lo so.
Lo guardava negli occhi con un leggero sorriso sulle labbra a volerlo sbeffeggiare. L’amore non le interessava eppure ci si immischiava sempre e sempre con profondo piacere.
E il tempo si è spezzato, si è fatto breve. Vorrei farti male ogni volta che mi dici quello che speravo dicessi, marchiarti gli occhi con questa luce e farti sparire da qui.
Cercami tra la folla, cercami tra i ricordi che hai perso, cercami tra le tue manie e gli scompensi: non mi troverai perché sarò io un nuovo vizio, una nuova forma, una nuova immagine da perdere e ricordare. E sarò la tua migliore amante.
Il tempo si è fatto sottile, si è infilato nelle narici e nelle radici. Vorrei sentire il peso del tuo sguardo sulla mia pelle mentre vado via da qui. Vorrei leccare le lacrime dai tuoi polpastrelli mentre fuori il ghiaccio copre ogni cosa. E vorrei bucarti l’anima, bruciarti il cuore, mangiarti gli occhi.
Cercami tra le fessure della trama di lana che ti avvolge e nella stoffa che ricopre il divano. Cercami nei cessi della stazione, tra le mattonelle che gridano storie.
E sento il riecheggiare dei miei passi nei cassetti vuoti dei miei pensieri.
E mi stupisco nel sentirmi leggera in una stagione come la primavera.
E credere di vivere o di saper sognare, tanto per me è uguale.